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Discussione: Le risorse accerchiano e minacciano l'esercito

  1. #46
    Peggio, un assetato si affoga prima se lo ingolfi d'acqua, acqua che deve essere pure potabile, altrimenti crepa per soffocamento e avvelenamento.
    Direi che i termini della questione sono diversi da come li poni, non siamo assetati di lavoratori, infatti quelli sovrabbondano e si ha una fuga di quelli con maggiori possibilita' occupazionali e una forte disoccupazione di quelli meno collocabili.
    La sete riguarda l'abbondanza di fonti, dissentanti, di reddito in cui collocare quella disoccupazione stagnante ed eventualmente attrarre indietro chi ha trovato una fonte reddituale altrove, visto che non si e' mosso per la soddisfazione di fare numero demografico senza reddito.
    Della serie prima dei lavoratori servono le fonti di reddito e, man mano che si generano, in ogni caso cosa graduale, le sfrutti producendo, o importando lavoratori selezionati su opportuni criteri di compatibilita'.
    Senza tali fonti crei solo masse ostili che si scannano per una pozza di liquido fangoso.
    Resta che in ricchezza gran parte dei problemi si risolvono, ma non sono le bocche aperte affamate a crearla, quelle restano solo bocche aperte affamate generatrici di problemi.

  2. #47
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    (......)
    Senza tali fonti crei solo masse ostili che si scannano per una pozza di liquido fangoso.
    Resta che in ricchezza gran parte dei problemi si risolvono, ma non sono le bocche aperte affamate a crearla, quelle restano solo bocche aperte affamate generatrici di problemi.

    quando la tua scrittura diventa pane e salame l´adoro
    " Non siamo in un salotto borbonico col mignolo sollevato e l'inchino obbligatorio. Qui siamo tutti uguali. Non ti aspettare in un forum cose difficili da trovare pure tra amici e parenti." Nahui

  3. #48
    Ma alla fine a pane e companatico si riduce il discorso.
    Siccome le cose non ci sono e non basta distribuirle, se non in favolistici effetti miracolosi, tocca farle e la cosa richiede un certo criterio fra rifornimenti, cucine e commensali sostenibili da quel sistema pure piuttosto rigido che mal tollera sovraccarichi, soprattutto improvvisi e consistenti.
    Anche un ristorante da 100 posti, gia' con 110 clienti, uno, due lo assorbe, altri 10, 20 difficile.

  4. #49
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    Anche un ristorante da 100 posti, gia' con 110 clienti, uno, due lo assorbe, altri 10, 20 difficile.
    ricordo anni fa ,in piena stagione estiva ,un ristorante stracolmo sia all´interno che ai tavoli esterni ,una famigliola tedesca di otto persone tra bambini e suoceri al seguito continuavano a chiedere il conto ma non riuscivamo a trovare il tempo di farglielo ...esausti dell´attesa si alzarono e se ne andarono senza pagare ,il propreitario gli fece giusto un cenno con la mano dicendogli; " passate domani a pagare.."
    stiamo ancora aspettando..
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  5. #50
    Nel casino generali i debiti passano in cavalleria, poi corrimi dietro

  6. #51
    La mafia nigeriana fra voodoo e computer
    Tratta delle prostitute. Droga. Riciclaggio. Truffe on line. Un dossier del Sisde rivela come agiscono le bande africane in Italia, mescolando tradizioni locali a una grande capacità di adattarsi al mercato globalizzato.
    Riportiamo qui di seguito ampi stralci del rapporto sulla mafia nigeriana – e sui suoi tentacoli in Italia – elaborato dalla rivista italiana di Intelligence Gnosis, edita dal Sisde.

    Abituati ad esportare la mafia nazionale all'estero, si è pervenuti in ritardo alla percezione del rischio criminale straniero in Italia. Si sono sottostimati, se non la pericolosità di alcune manifestazioni - quali traffico di droga, immigrazione clandestina, sfruttamento della prostituzione e del lavoro nero - almeno il disegno transnazionale più generale e composito. Il presente elaborato propone alcune osservazioni sulla minaccia integrata nigeriana. Sebbene molti analisti ritengano che il collante 'strutturale' di tale matrice criminale sia l'omertoso ossequio ad un fideismo superstizioso, sintetizzato dalle pratiche del voodoo o del ju-ju, tuttavia, ad una esplorazione successiva sono emersi caratteri fondanti ancor più complessi e pericolosi. La nostra analisi, quindi, mira ad individuare e qualificare i fattori di rischio avvalendosi della conoscenza degli elementi costitutivi sociali, politici, economici, religiosi e culturali della Repubblica nigeriana.

    Essi si ripetono all'interno del fitto contesto reticolare ordito nel tempo dalla locale criminalità a livello internazionale. Rete che si estende anche in Italia, attraverso una complessa filiera impermeabile e indefinita che ha le potenzialità di veicolare istanze integraliste, interessi illegali lobbisti ed attività delittuose.

    Il raccapricciante ritrovamento dei resti mutilati di un bambino nigeriano nelle acque del Tamigi , la clonazione di un sito Internet bancario, una cassa comune che unisce in un rapporto circolare e perverso lenoni e prostitute sono solo alcuni degli originali aspetti di una stessa realtà criminale, quella di matrice nigeriana, in grado di pianificare indifferentemente omicidi atroci, espressione di rituali primitivi permeati da elementi magici, reati informatici di alto profilo tecnologico, originali e fantasiose iniziative imprenditoriali e gestionali applicate al delitto.

    (...)

    Nell'universo criminale nigeriano si alternano capacità innovative, sotto l'aspetto tecnologico e funzionale, ad elementi primitivi criminogeni. L'alternanza conferisce alla minaccia una duplice natura solo apparentemente differente ma in effetti interattiva ed interdipendente. In essa convivono riti primitivi e superstiziosi, spesso eletti quale iniziatico sanguinario al settarismo lobbista, e modelli tecnologicamente e culturalmente evoluti, in cui si integrano le più diverse e qualificate risorse sociali nigeriane.

    Accanto a bande aggressive, che derivano la loro legittimazione da organizzazioni strutturate in madrepatria, quali gli Eiye ed i Black Axe, responsabili di violente risse e di reati predatori particolarmente eclatanti in Piemonte ed in Veneto, si assiste al proliferare di articolazioni ben più solide, delle vere e proprie holding.

    Esse si modulano come società moderne, attraverso: la multisettorialità degli affari, derivante dalla morfologia flessibile del modello organizzativo, in grado di aderire utilmente ad ogni aspetto remunerativo del mercato globale; la diffusività delle cellule, che realizzano un ampio network intercontinentale, in cui nodi locali, relativamente autonomi, rispondono all'occorrenza ad imputazioni delle lobby che dirigono i traffici; l'elevata capacità di condividere disegni transnazionali, frutto della duttilità strutturale, della disponibilità a condividere spazi illegali senza esasperare la competitività e dell'adattività agli ambienti ospiti; il mirato esercizio della violenza, normalmente orientata all'interno della diaspora ed in modo 'inabissato' per evitare l'allarme sociale.

    I gruppi finiscono per operare in modo autonomo, come attori criminali indipendenti, orizzontalmente, quali snodi di una rete e verticalmente, in ambiti associativi mafiosi gerarchizzati.

    Camaleonticamente essi assumono atteggiamenti tanto elastici da aderire magmaticamente a differenziati disegni criminosi, assicurandosi una 'forte tenuta interna' e cogestendo affari personali e ruoli terminali di un processo ben più ampio ed allogeno.

    Non deve quindi meravigliare che per lungo tempo la criminalità nigeriana sia apparsa solo nelle sue manifestazioni più periferiche e residuali e che il conseguente rischio sia stato parcellizzato secondo evidenze casuali. Raccogliendo le tessere e componendole secondo i parametri della potenzialità, la minaccia criminale può riservare inedite preoccupazioni.

    Nel territorio italiano la criminalità nigeriana ha acquisito un ottimo livello di competitività nel mercato illecito per la specializzazione conseguita in alcuni settori illegali e per la coesione all'interno dei gruppi. Inoltre ha colto le opportunità offerte dal fitto reticolato transnazionale che collega le cellule presenti in Italia a quelle diffuse nello scenario intercontinentale.

    La transnazionalità e la forte 'omertà' presente nelle comunità nigeriane, oltre a connotare la matrice criminale, sono fattori costitutivi del network lobbista, che da tali caratteri trae legittimazione e forza. E' proprio tale 'interdipendenza' il nuovo orizzonte della minaccia, attraverso cui mirare e interpretare le poliedriche attività illegali.

    Il felice connubio tra tradizione e modernità emerge anche dalle cosiddette 'contribution', che conferiscono uno statuto imprenditoriale attualissimo nell'ambito della prostituzione, ritenuto misoneista e chiuso alle innovazioni, tra riti ju-ju e voodoo. Secondo tale sistema, ormai generalmente applicato, le donne costrette a prostituirsi investono una quota dei guadagni nell'acquisto e nello sfruttamento di altre connazionali che, aumentando i profitti, facilitino l'assolvimento dei loro debiti con l'organizzazione ed il conseguente affrancamento.

    Siffatto modello gestionale, ancora più impermeabile, efficace e competitivo, attraverso una partecipazione più diretta e coinvolgente di tutti gli attori illegali, vittime e carnefici, crea un circuito perverso di reciproco coinvolgimento che espande il mercato e limita eventuali defezioni.

    Il fenomeno nigeriano in Italia, qualitativamente crescente, emerge soprattutto nel Triveneto, Piemonte, Lombardia, Emilia, Umbria, Lazio e Campania.

    In quest'ultima regione i nigeriani, concentrati nell'area domiziana, si sono inseriti nella manodopera in nero e nel traffico di droga. Nel primo caso hanno pressoché monopolizzato la raccolta di pomodori e di frutta, la pastorizia e la piccola produzione casearia.

    Nel mercato locale di narcotici, invece, essi hanno vissuto momenti di conflittualità con gruppi albanesi e camorristi, allorquando abbiano tentato di espandere spazi e competenze, minando così i delicati equilibri locali. Sono, inoltre, mal sopportate talune spiralizzazioni che, provocando allarme sociale, mettono a repentaglio l'andamento degli affari criminali nell'area.

    Nel Triveneto, in Piemonte e nel centro-Italia, infine, interagiscono gruppi 'microcriminali', vere e proprie organizzazioni strutturate come in madrepatria, di cui ripetono interessi ed antagonismi e associazioni di spiccato profilo imprenditoriale e "penetrate" da qualificati pregiudicati.

    Sotto l'aspetto direttamente criminale i nigeriani hanno acquisito una posizione competitiva in molti settori illegali.

    Il traffico di esseri umani rappresenta il primo collettore di ricavi illegali da destinare al più lucroso traffico degli stupefacenti. Nella tratta, collegata al racket della prostituzione ed allo sfruttamento della manodopera in nero, i sodalizi nigeriani hanno raggiunto elevati standard organizzativi e gestionali, curando interamente ogni fase, dal 'reclutamento' in patria (ingaggio per debito) alla fornitura di documenti falsi per l'espatrio, dal trasferimento nei Paesi di arrivo per tappe successive, sino allo smistamento nei vari settori di impiego illecito. La maggior parte delle vittime proviene dagli Stati del sud (soprattutto Edo, ma anche Delta e Lagos), è di etnia Bini, ha un diploma secondario ed è di religione cristiana (pentecostale, cattolica, anglicana).

    Nel traffico i cittadini dello Stato di Edo monopolizzano la tratta verso i Paesi Schengen, gli Yoruba e gli Igbo, invece, preferiscono Gran Bretagna ed Usa.

    Le principali rotte per il trasferimento in Italia delle clandestine si sviluppano per via aerea -diretta od in tratte successive- oppure via terra, attraverso una serie di soste effettuate in vari Stati africani -in attesa si verifichino le condizioni di sicurezza necessarie alla prosecuzione del viaggio- fino all'attraversamento del Sahara con successivo arrivo in Algeria, Libia o in Marocco.

    Da quest'ultimo Paese, via mare, raggiungono la Spagna o direttamente l'Italia.

    I viaggi via terra sono compiuti in jeep, condotte da autisti arabi che trasportano una ventina di passeggeri per volta, e possono durare da 2/8 mesi fino a due anni. La tratta via mare, con partenza dalle coste marocchine, avviene in modo precario su piccoli scafi che trasportano gruppi di 20 o più persone.

    Dai Paesi dell'Africa subsahariana (Africa centrale, occidentale e Corno d'Africa) arriva un flusso crescente di clandestini diretti verso le coste italiane, in prevalenza provenienti dall'Africa occidentale ed in particolare dal Ghana e dalla Nigeria. La Comunità Economica degli Stati dell'Africa occidentale (ECOWAS) prevede la libera circolazione all'interno degli Stati membri. Pertanto, i migranti provenienti dai Paesi dell'area diretti verso l'Italia sarebbero effettivamente controllati solo allorquando varchino la frontiera con l'Algeria e la Libia.

    Le clandestine sono destinate soprattutto al mercato della prostituzione. Il fenomeno ha assunto un rilievo 'epidemico' tanto da interessare pressoché tutto il territorio nazionale. Infatti, il 60 per cento delle prostitute straniere presenti in Italia è di origine africana. Si concentra inizialmente nel Piemonte e nel Veneto, sviluppandosi su tutto il territorio nazionale ad opera dei gruppi deputati a gestire il debito delle migranti ammontante a 50/60.000 euro.

    Il racket della prostituzione si avvale, talvolta, dell'attività di associazioni apparentemente legali, collegate ai vertici criminali nell'area di origine.

    C'è poi il traffico di droga. L'Italia è interessata al narcotraffico sia direttamente, sia quale snodo per altri Stati europei.

    I gruppi africani investono nella droga parte dei proventi della tratta e della prostituzione, sfruttando la fitta rete intercontinentale nigeriana al fine di selezionare corrieri di varia nazionalità e provenienza (anche tra microcriminali delle diverse realtà ospiti) e mantenere rapporti efficaci con omologhi sodalizi sudamericani ed asiatici.

    Essi, inoltre, utilizzano opportunisticamente canali e strutture dedite anche ad altri servizi criminali, così rendendo il proprio profilo interoperativo ed assicurando un costante incremento del bacino d'utenze e delle risorse disponibili.

    Anche in Italia viene adottato il sistema 'a grappolo' e 'della formica', che coinvolge un gran numero di corrieri incaricati di trasportare quantità relativamente piccole. Peraltro questi ultimi, spesso 'ingoiatori' di ovuli (che contengono la droga) o occidentali incensurati (meno soggetti a controlli), utilizzano differenziate rotte d'ingresso (aeree, marittime e terrestri).

    I profitti delittuosi alimentano diversificati traffici illegali, anche in considerazione del rapporto spesso organico tra i gruppi operanti che, partecipando ad un fitto network transnazionale, possono agevolmente orientare i proventi nei settori più remunerativi.

    Sempre più nigeriani investono in attività commerciali (nei settori alimentari etnici), imprenditoriali, phone-center e strutture finanziarie di trasferimento di denaro, soprattutto money-transfer, attraverso cui controllano i circuiti delle rimesse in patria e supportano le filiere illegali all'estero.

    In conclusione, l'elevata capacità di alimentare la rete clientelare-lobbista-criminale consente ai gruppi nigeriani di interpretare fedelmente le opportunità offerte dalla transnazionalità.

    La poliedricità degli interessi illegali coltivati e la capillarità delle presenze nigeriane a livello mondiale garantiscono potenzialità competitive e rapida possibilità di convertire lo strumento illegale a favore degli affari congiunturalmente più remunerativi.

    La morfologia organizzativa della criminalità nigeriana presenta, infatti, una duttilità che consente di aderire alle più remunerative logiche del mercato globale e di sfruttare la vulnerabilità del Paese ospite.

    Inoltre, la complessità sociale ed etnica e le tensioni centrifughe presenti in Nigeria assicurano pericolosi canali di comunicazione e trasferimento delle criticità anche in Europa ed in Italia.
    https://www.google.it/amp/espresso.r...r-1.29329/amp/

    Le risorse organizzate.

  7. #52
    abstract L'avatar di Yele
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    Peggio, un assetato si affoga prima se lo ingolfi d'acqua, acqua che deve essere pure potabile, altrimenti crepa per soffocamento e avvelenamento.
    Direi che i termini della questione sono diversi da come li poni, non siamo assetati di lavoratori, infatti quelli sovrabbondano e si ha una fuga di quelli con maggiori possibilita' occupazionali e una forte disoccupazione di quelli meno collocabili.
    Quindi siamo un paese incapace di creare posti di lavoro di qualità dove però nessun disoccupato vuole fare il badante, l'operaio o il lavorante nei campi.
    Secondo te è colpa degli stranieri o degli italiani ?

  8. #53
    whatever.. L'avatar di Misterikx
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    La mafia nigeriana fra voodoo e computer

    Le risorse organizzate.
    ve le daranno loro le pensioni..vedrete che legnate sul groppone..
    " Non siamo in un salotto borbonico col mignolo sollevato e l'inchino obbligatorio. Qui siamo tutti uguali. Non ti aspettare in un forum cose difficili da trovare pure tra amici e parenti." Nahui

  9. #54
    whatever.. L'avatar di Misterikx
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    Quindi siamo un paese incapace di creare posti di lavoro di qualità dove però nessun disoccupato vuole fare il badante, l'operaio o il lavorante nei campi.
    Secondo te è colpa degli stranieri o degli italiani ?
    la colpa é degli italiani che sfruttando LA DISPERAZIONE ALTRUI fanno affari SPUDORATAMENTE SULLA LORO PELLE! LA VERGOGNA D´EUROPA!!
    questo in primis
    http://www.repubblica.it/cronaca/201...sta-123699419/

    ma e mai possibile che a nessuno gli passi per l´anticamera del cervello che TUTTA STA ESPLOSIONE DI BONTÁ del riempire navi da trasbordare qua sia perlomeno sospetto?!

    quando avete ancora gente che vive nei container da tre terremoti orsono!


    mi raccomando risposta preconfezionata;
    "beh si ma non tutti sono cosí "
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  10. #55
    Manchi di fede nelle rivelazioni della boldrini.

  11. #56
    Opinionista L'avatar di axeUgene
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    ma e mai possibile che a nessuno gli passi per l´anticamera del cervello che TUTTA STA ESPLOSIONE DI BONTÁ del riempire navi da trasbordare qua sia perlomeno sospetto?!

    quando avete ancora gente che vive nei container da tre terremoti orsono!


    mi raccomando risposta preconfezionata;
    "beh si ma non tutti sono cosí "
    io auguro a tutti di campare abbastanza per il momento in cui saremo investiti della responsabilità di aver lasciato crepare tanti innocenti, e rivivere la vergogna di fingersi inconsapevoli: "non sapevo, non avevo capito davvero..."

    prima o poi capita a tutti di essere l'altro, fragile vittima dell'indifferenza, in una discoteca, in una corsia d'ospedale o in un ospizio, dove chi dovrebbe e potrebbe ha da pensare ai "suoi".
    c' del lardo in Garfagnana

  12. #57
    whatever.. L'avatar di Misterikx
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    Quote Originariamente inviata da axeUgene Visualizza il messaggio
    io auguro a tutti di campare abbastanza per il momento in cui saremo investiti della responsabilità di aver lasciato crepare tanti innocenti, e rivivere la vergogna di fingersi inconsapevoli: "non sapevo, non avevo capito davvero..."

    prima o poi capita a tutti di essere l'altro, fragile vittima dell'indifferenza, in una discoteca, in una corsia d'ospedale o in un ospizio, dove chi dovrebbe e potrebbe ha da pensare ai "suoi".
    AXE QUA SI PARLA DI PALESE SFRUTTAMENTO DELLA DISPERAZIONE ALTRUI gentaglia che va a prendere i disperati sulle coste del nord´Africa!
    http://tv.liberoquotidiano.it/video/...scafisti-.html

    di questo stiamo parlando e di questo mi vergogno di essere italiano!
    perche arrivati a terra LO SFRUTTAMENTO CONTINUA!
    con il beneplacito del governicchio da commissariamento che avete..

    poi i balletti di demagogie e ideologie trovano il tempo che trovano...
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  13. #58
    Opinionista L'avatar di axeUgene
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    Quote Originariamente inviata da Misterikx Visualizza il messaggio
    AXE QUA SI PARLA DI PALESE SFRUTTAMENTO DELLA DISPERAZIONE ALTRUI gentaglia che va a prendere i disperati sulle coste del nord´Africa!
    http://tv.liberoquotidiano.it/video/...scafisti-.html

    di questo stiamo parlando e di questo mi vergogno di essere italiano!
    perche arrivati a terra LO SFRUTTAMENTO CONTINUA!
    con il beneplacito del governicchio da commissariamento che avete..

    poi i balletti di demagogie e ideologie trovano il tempo che trovano...
    quindi, prenderli e salvarli senza sfruttarli a te sta bene, no ?
    perché l'alternativa è lasciarli crepare, magari nei campi di raccolta in Libia;

    io sarei curioso di vedere cosa direbbe la gente che si preoccupa se al posto di quelli ci fossero, che so, 100mila danesi, belli, educati e puliti, con quei bambini biondi da pubblicità, che rischiano la vita; se lo stato chiedesse 50 euro ad ogni famiglia, ci sarebbe la fila per contribuire, e pure ospitarli, coi volontari che accorrono su yachts prestati dai ricchi per andarli a prendere.
    c' del lardo in Garfagnana

  14. #59
    Certo, perche' poi se ne tornano in danimarca e non ti trasformano le piazze in suk e i parchi in bivacchi di spaccio minacciando la tua tranquillita'.

  15. #60
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    Certo, perche' poi se ne tornano in danimarca e non ti trasformano le piazze in suk e i parchi in bivacchi di spaccio minacciando la tua tranquillita'.
    li terresti lo stesso, anche se la Danimarca fosse sprofondata sotto il livello del mare;

    la verità è che una potenza industriale europea dovrebbe essere in grado di provvedere, e tutti 'sti discorsi che si sentono in giro sono solo la ricerca dell'alibi morale per lasciarli crepare;
    oh, niente di nuovo; però ricordiamocene il giorno in cui capiterà a noi di stare in qualche modo dalla parte di chi viene ignorato nel momento della necessità; perché capita, certamente; qualcuno che per non rinunciare ad una frazione minima della propria tranquillità e del proprio benessere ci abbandona;

    ma, in effetti, a voi qualcuno di questi "ciondolanti" ha mai rubato qualcosa, vi hanno mai aggrediti, sono entrati in casa vostra ?
    ci fosse un decimo della veemente mobilitazione su questioni tipo mafie o evasione fiscale, corruzione, ecc... questo paese avrebbe risolto un mucchio di problemi.
    c' del lardo in Garfagnana

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