Umberto Veronesi: la religione impedisce di ragionare

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  • conogelato
    Candle in the wind

    • 17/07/06
    • 66028

    #166
    Originariamente Scritto da cinziatitti Visualizza Messaggio
    Giovanni Paolo II disse che la scienza e la fede sono le due ali che innalzano l'uomo (citato oggi dal Vescovo Vicario di Bologna durante un'omelia)
    LETTERA ENCICLICA
    FIDES ET RATIO
    DEL SOMMO PONTEFICE
    GIOVANNI PAOLO II
    AI VESCOVI DELLA CHIESA CATTOLICA
    CIRCA I RAPPORTI
    TRA FEDE E RAGIONE



    Venerati Fratelli nell'Episcopato,
    salute e Apostolica Benedizione!

    "La fede e la ragione sono come le due ali con le quali lo spirito umano s'innalza verso la contemplazione della verità. E Dio ad aver posto nel cuore dell'uomo il desiderio di conoscere la verità e, in definitiva, di conoscere Lui perché, conoscendolo e amandolo, possa giungere anche alla piena verità su se stesso"
    amate i vostri nemici

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    • Il gatto
      Opinionista
      • 21/11/09
      • 12721

      #167
      Già, in un concetto di continuità dove l'immanente prosegue nel trascendente le due cose si completano e convivono senza problemi, ma, c'è sempre un ma, i dolori della convivenza cominciano nella terra di mezzo, quella zona grigia dove le due cose si fondono e dove ciascuno ha una sua giurisdizione sulla stessa cosa.
      Una giurisdizione che per la natura propria è unica, ma che in quella terra di mezzo tale unicità va in conflitto con quella dell'altra e una dice credi, l'altra dice sperimenta e misura, per la stessa cosa e nello stesso tempo.
      E mo come se fa?
      Perchè la conseguenza del credi e dello sperimenta è: tu non puoi sperimentare e non si può credere senza sapere, quindi andare a vedere cosa effettivamente succede, ovvero sperimentare.

      Quindi le cose possono funzionare completandosi reciprocamente, ma non in quella terra di mezzo dove, a differenza del resto che certi problemi non li creava e lasciava margini ampi per sostenere la posizione delle due mani che lavano la faccia, li ciacuna mano sta a dire all'altra vade retro, questo è territorio solo mio e la teoria della due mani che si integrano mostra la sua debolezza.

      E la grandezza delle affermazioni non sta nel risolvere i problemi semplici delle ali, ma quelli difficili dell'attacco alla fusoliera.
      Un po la carenza delle frasi storiche con cui si risolve tutto, in teoria, salvo quello che c'è effettivamente da risolvere, in pratica.
      Ovvero un'affermazione non è una soluzione, con buona pace dell'evidenziazione in rosso
      Last edited by Il gatto; 26-07-2010, 22:28.

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      • 815yujie
        Banned
        • 27/07/10
        • 1

        #168
        L'esercizio della ragione

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        • Il gatto
          Opinionista
          • 21/11/09
          • 12721

          #169
          Dipende dall'approccio con cui ci si pone rispetto alle due cose e alla realt
          Last edited by Il gatto; 27-07-2010, 07:45.

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          • conogelato
            Candle in the wind

            • 17/07/06
            • 66028

            #170
            Originariamente Scritto da 815yujie Visualizza Messaggio
            L'esercizio della ragione è assolutamente indipendente dalla fede.
            Io credo esattamente il contrario!

            "La ragione è una cosa viva che, perciò, per ogni oggetto ha un suo metodo, ha un suo modo, sviluppa una sua dinamica, ha anche una dinamica per conoscere cose che non vede direttamente e che non può vedere direttamente, le può conoscere attraverso la testimonianza di altri: conoscenza per mediazione. Conoscenza diretta e conoscenza indiretta. La prima si chiama anche “esperienza diretta”, la seconda è una “esperienza indiretta”: si viene a conoscere la cosa attraverso un intermediario, che si chiama testimone.

            Come si chiama questo secondo tipo di conoscenza? Fede, si chiama fede. La conoscenza indiretta si chiama conoscenza di fede: conoscenza di un oggetto, di una realtà attraverso la testimonianza. Se io vedo è un conto, ma come faccio ad essere altrettanto sicuro di quello che mi dice X? Se ho delle ragioni adeguate per fidarmi di lui. Se ho delle ragioni adeguate per fidarmi di X e non mi fido, faccio un atto irragionevole, cioè contro me stesso perché è ragionevole, invece, che io mi fidi di lui. Si chiama fede quella conoscenza della realtà attraverso la mediazione di una persona fidata, adeguatamente affidabile.

            Quindi la fede, prima di tutto, non è soltanto applicabile a soggetti religiosi, ma è una forma naturale di conoscenza, una forma naturale di conoscenza indiretta. Se è una conoscenza indiretta, lascia intatto il problema della certezza; se è una conoscenza indiretta, ma io posso veramente fidare, sono certo. Togliere questa forma di conoscenza significa togliere tutta la cultura umana, tutta, perché tutta la cultura umana si basa sul fatto che uno incomincia da quello che ha scoperto l’altro e va avanti. Se non si potesse fare così, la cultura non potrebbe esserci. La cultura, la storia e la convivenza umana, si fondano su questo tipo di conoscenza che si chiama fede. Un breve esempio: come fai tu a fidarti ad andare a prendere il pane essendo sicuro che non ci mettano il veleno, se non attraverso la pratica per cui migliaia di persone sono sempre andate lì? E’ la somma dell’affidamento che ti dà tutta questa gente che ti fa andare lì con tranquillità. La parola fede indica un metodo che la ragione vive ed attua, per natura, in tutta la sua vita, e si può dire che il metodo della fede è quello in cui la ragione più si esalta perché mai la ragione è impegnata così a fondo, in modo così vivo e potente come nella fede. Perché? Perché A, per fidarsi di B, deve impegnare tutto se stesso, non appena una rotella, come quando si ragiona con la matematica. Qui, invece, sono tutte le rotelle e tutti gi annessi e connessi con il corpo e l’anima: è il mio “io” che ha fiducia in X, sono io. E quando dico “io” intendo: ragione, occhi, cuore, tutto. La ragione è strettamente connessa con tutta la realtà organica dell’io, con tutti i suoi nessi con gli altri aspetti della personalità; tant’è vero che se l’io fosse patologico, stenterebbe a fidarsi, non riuscirebbe a fidarsi. Nella fede la ragione è impegnata in modo molto più ricco e potente che in tutti gli altri modi, perché tutti gli altri modi sono parziali, riguardano un tipo di oggetto, un segmento della realtà.

            Questo metodo è il più importante di tutti i metodi della ragione, molto più dell’evidenza che si basa sui sensi, e molto più della scienza che si basa sull’analisi e sulla dialettica. Gli altri metodi della ragione usano soltanto una parte dell’uomo; la fede, invece, usa tutto l’uomo. Perché? Perché bisogna fidarsi del testimone. Per fidarsi di una persona in modo giusto e ragionevole occorre impegnare tutta la lealtà della propria persona, occorre applicare l’acume dell’osservazione, occorre implicare una certa dialettica, occorre una sincerità del cuore, occorre che l’amore alla verità sia più forte che non l’antipatia, per esempio, che possa nascere, occorre un amore alla verità. Per questo è il metodo più dignitoso e più prezioso. Infatti tutta la convivenza umana non potrebbe esserci se non attraverso l’uso di questo metodo, lo sviluppo della convivenza come esistenza della società, una società piccola come la famiglia o la società nella sua totalità. Se tutti noi non ci fidassimo l’uno dell’altro cosa succederebbe? Di fatto laddove manca la naturalità di queste cose vanno in giro coi coltelli, con le pistole: nessuno può fidarsi più di nulla.

            Quando uno si può veramente fidare del testimone? L’unico vero problema è questo. Quando si è giusti nel fidarsi di una persona? Quando quella persona sa realmente quel che dice e non vuole ingannare. Da un punto di vista razionale è chiaro che uno, se raggiunge la certezza che una persona sa quel che dice e non lo vuole ingannare, allora logicamente deve fidarsi, perché se non si fida va contro se stesso, va contro il giudizio formulato su quella persona. La fiducia è un problema di coerenza, di coerenza con un’evidenza della ragione, una evidenza raggiunta direttamente o attraverso il testimone, subito o in seguito a una convivenza.

            La fede è la capacità estrema della ragione perché senza di essa non esisterebbe più la storia, non esisterebbe più la convivenza, e per questo non esisterebbe più la conoscenza del destino. La parola destino sta ad indicare il significato della vita, il significato ultimo. Parlare del destino, dell’anima, del Mistero, è parlare di fede: il contenuto di questi non si vede, eppure lo si può conoscere attraverso una testimonianza, attraverso dei testimoni. Si tratta di un vero che altrimenti non si arriverebbe mai ad affermare con certezza, e se si tratta del destino, del significato ultimo della vita, non arrivarci mai vuol dire distruggere la vita. Nell’ambito della ricerca scientifica si è venuta imponendo una mentalità positivista che non soltanto si è allontanata da ogni riferimento alla fede come metodo di conoscenza, ma ha anche, e soprattutto, lasciato cadere ogni richiamo alla visione metafisica e morale. Come conseguenza di ciò ha preso corpo, infine, il nichilismo. Quale filosofia del nulla, esso riesce ad esercitare un suo fascino sui nostri contemporanei. I suoi seguaci teorizzano la ricerca come fine a se stessa, senza speranza né possibilità alcuna di raggiungere la meta della verità. Sulla scia di queste trasformazioni culturali si abbandona la ricerca della verità per se stessa assumendo come unico scopo il raggiungimento della certezza soggettiva o dell’utilità pratica. Conseguenza di ciò è stato l’offuscamento della vera dignità della ragione, non più messa nella condizione di conoscere il vero e di ricercare l’assoluto." http://www.dillinger.it/la-ragionevo...ede-47381.html
            Last edited by conogelato; 27-07-2010, 13:20.
            amate i vostri nemici

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            • Il gatto
              Opinionista
              • 21/11/09
              • 12721

              #171
              Mi sembra di capire una fede confermata dal ragionamento deduttivo proprio, cosa che dovrebbe dimostrare che le due cose possono essere interallaciate.
              Solo che la deduzione, in quanto risultato di puro ragionamento astratto, poi non trasforma il dedotto nel saputo tramite una sperimentazione e si resta nel campo della fede semai suffragata da criteri di plausibilità e ragionevolezza, con tutti i dubbi, i forse e i ma conseguenti del caso, inquinata pure dal fatto che la fede e ragione la deduce dello stesso meccanismo mentale fanno parte, potendo quindi condizionarsi scambievolmente e determinare un errore inverificabile dall'interno del sistema che lo genera.

              Nella discussione invece si potrebbe intepretare la questione come una sostituzione della fede al criterio della ragione che altrove ti porta, al che l'abbandoni per abbracciare il: questo è, perchè è così e il libro sacro così me lo sta a dire, quindi io nella mia fede così lo piglio, lo credo, lo vivo e te lo propongo e se obietti sei solo uomo di poca fede prigioniero del maligno e del peccato e quando muori vai laggiù
              Last edited by Il gatto; 27-07-2010, 16:17.

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              • N3m0
                Eterodosso
                • 02/10/04
                • 3895

                #172
                Originariamente Scritto da conogelato Visualizza Messaggio
                Io credo esattamente il contrario!

                [...]
                Destino? Anima? Fede?

                Cosa c'entra con lui?



                o con lui?



                Di che cosa stiamo parlando, di grazia?
                [URL="http://n3m0.splinder.com/"][size=1][color=red]Il problema degli uomini non

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                • Il gatto
                  Opinionista
                  • 21/11/09
                  • 12721

                  #173
                  Di che cosa stiamo parlando, di grazia?
                  Si direbbe di queste situazioni

                  "Tutte le persone che porteranno questa Medaglia riceveranno grandi grazie, specialmente portandola al collo"
                  "Le grazie saranno pi

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                  • Ciccione pelato
                    Banned
                    • 15/01/10
                    • 2637

                    #174
                    fammi capire, si arricchiscono affibiandoti un pezzetto di metallo che secondo loro è stato consigliato dalla madonna?

                    in questo caso è davvero difficile trattenere le bestemmie sacrosante e doverose.....

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                    • conogelato
                      Candle in the wind

                      • 17/07/06
                      • 66028

                      #175
                      Facciamo un po' di chiarezza, e' meglio...

                      Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
                      Vai a: Navigazione, cerca
                      La Medaglia miracolosaMedaglia miracolosa (o Medaglia della Madonna delle Grazie, o Medaglia dell'Immacolata) è il nome che la tradizione devozionale cattolica ha dato alla medaglia realizzata in seguito ai fatti del 1830 in rue du Bac,140 a Parigi, che ebbero per protagonista santa Caterina Labouré, novizia nel convento delle Figlie della Carità di San Vincenzo de' Paoli, la quale riferì di aver avuto delle apparizioni della Madonna. Tali apparizioni non sono ufficialmente riconosciute dalla Chiesa, poiché la veggente rifiutò di testimoniare, ma sono favorevolmente accettate; Gregorio XVI e Pio IX hanno fatto uso dell'effigie (Laurentin, 1996). Secondo quanto riferito da suor Labouré, questa medaglia sarebbe stata coniata dietro ordine esplicito della Madonna, dato durante la seconda apparizione (27 novembre 1830), come segno di amore, pegno di protezione e sorgente di grazie.

                      Diffusa nella regione di Parigi durante l'epidemia di colera del 1832 dalle Figlie della Carità, la medaglia avrebbe dato luogo a parecchie, inspiegabili guarigioni. Nel febbraio 1834 è documentato l'appellativo popolare di miracolosa senza che, ancora, fosse noto il suo legame con le apparizioni di rue du Bac (Laurentin, 1980).

                      La forma della medaglia è ovale. Nelle risultanze dell'inchiesta canonica datata 13 luglio 1836 si legge che «la Medaglia trae origine da una visione e [...] è la copia fedele di un quadro che avrebbe creduto di vedere una suora della Carità di san Vincenzo de Paoli nella cappella di comunità. [...] Si è emessa l'opinione che la visione non avrebbe potuto essere immaginaria, né fantastica, essendosi ripetuta più volte [...] che non era l'effetto di un sogno, né il prodotto di un'immaginazione esaltata, avendo avuto luogo di giorno, durante l'orazione o la messa [...] Gli effetti della Medaglia [...] sembrano dei mezzi attraverso i quali il cielo sembra aver confermato la realtà della visione, la verità del racconto e approvato la coniazione e la propagazione della Medaglia» (Guida, 2000). La visione da cui scaturì l'effigie avvenne verso le 17.30, durante la preghiera che seguiva la meditazione; stando al racconto, la Madonna apparve accanto al quadro di san Giuseppe, alla destra della veggente.

                      La visione che suor Labouré trasfuse nella medaglia è una sorta di summa dottrinaria e di sintesi devozionale, il cui significato si chiarisce col passare del tempo, ma non potrà mai dirsi definitivamente compiuto. «Questo significato era sconosciuto ai veggenti, che si limitavano a trasmettere un messaggio, come una macchina spirituale. [...] Ciò equivale a dire che non si può studiare l'avvenimento della 'rue du Bac' staccandolo dalla sua posterità, dalla sua costellazione. Il segno dei tempi non è limitato all'avvenimento 'rue du Bac' [...] Il segno è l'insieme, la totalità [...] il 'concerto' degli avvenimenti mistici apparentati, che si scaglionano nella durata storica dopo il 1830, che si producono ancora clandestinamente, che si riprodurranno, e dei quali il significato può essere capito solo alla fine». Ancora: «Un problema pratico di ogni cristiano è quello di concentrare il massimo nel minimo. [...] Il difficile sta nel trovare un simbolo [...] che parli a tutti [...] La medaglia è questo simbolo: un simbolo del tutto; un punto [...] che riempie tutto» (Guitton, 1997).
                      Non poche furono le difficoltà per giungere alla realizzazione della medaglia: le autorità religiose erano infatti caute di fronte alle rivelazioni di suor Labouré. Il suo confessore, padre Jean-Marie Aladel, a tutta prima giudicò severamente il racconto delle apparizioni: «Pura illusione! [...] Se volete onorare Nostra Signora, imitate le sue virtù, e guardatevi dall'immaginazione!». Di fronte allo stallo, nell'autunno 1831 suor Labouré sbottò: «La Vergine è dispiaciuta!». A quel punto, col supporto del confratello Jean-Baptiste Étienne, futuro superiore generale della congregazione, padre Aladel si rivolse all'arcivescovo di Parigi, che diede la sua approvazione al conio. Nella primavera 1832 l'incarico venne affidato all'orafo Vachette di quai des Orfèvres 54; il modello indicato per il recto fu quello della statua dell'Immacolata Concezione di Edmé Bouchardon, visibile nella chiesa di Saint Sulpice. Il 30 giugno, i primi 1.500 esemplari furono battuti. Suor Labouré ricevette la medaglia ai primi di luglio e la approvò (Laurentin, 1980). La diffusione fu rapidissima: nel 1835, il giornale La France Catholique la definì «uno dei più grandi segni degli ultimi tempi», rivelando che la portavano anche i membri della famiglia reale (Sicari, 2007); nello stesso anno, è testimoniata a Roma da un sonetto di Gioacchino Belli; nel primo decennio, solo in Francia ne circolarono oltre cento milioni di copie (Chierotti, 1979); alla morte di suor Labouré, aveva superato il miliardo di esemplari (Di Lorenzo, 2004). Il 7 dicembre 1838, Gregorio XVI accordò il permesso di portarla. Oggi è di gran lunga la più diffusa di tutti i tempi, per un totale di parecchi miliardi in ogni parte del mondo (Laurentin, 1996).

                      Cautele della gerarchia [modifica]
                      L'arcivescovo di Parigi, monsignor Hyacinthe-Louis de Quélen, quando fu portato a conoscenza dei fatti di rue du Bac e della richiesta di Maria tramite suor Labouré, rispose: «Nessun inconveniente a far coniare la Medaglia», ritenendola conforme alla fede e alla pietà. Stabilì tuttavia: «Non si formulino giudizi prematuri sulla natura della visione, né si rivelino le circostanze. Si diffonda questa medaglia, semplicemente. E si giudicherà l'albero dai suoi frutti» (Laurentin, 1980). In merito, si è ipotizzato che l'arcivescovo guardasse con particolare favore «a qualsiasi misura che potesse allentare il tenore anticlericale dei tempi» (Burton, 2001). Col moltiplicarsi delle notizie relative agli eventi prodigiosi che sarebbero stati determinati dalla medaglia però, crebbero anche le domande circa la sua origine. Per non urtare le suscettibilità della curia romana, dove i dossier su presunti miracoli non erano ben accolti, si pensò di pubblicare le informazioni relative alle apparizioni in un opuscolo devozionale dal titolo Mois de Marie. Fu padre Aladel, il 17 marzo 1834, a stendere un prudente e succinto racconto degli eventi, che fu dato alle stampe e divulgato il 10 aprile. Nel manoscritto originale si leggeva che suor Labouré «ha creduto di vedere»; in una stesura successiva, resasi necessaria di fronte ai sempre maggiori interrogativi del pubblico, padre Aladel chiarì invece che «durante l'orazione ha visto un quadro», sottolineando come la Vergine sia apparsa «nel modo in cui si è soliti vederla rappresentata sotto il titolo dell'Immacolata Concezione». Questa nuova pubblicazione vide la luce come Notice il 20 agosto; tirata in 10.000 copie, fu in breve esaurita; la seconda edizione, del 20 ottobre, fu di 15.000 copie ma finì altrettanto presto; si arrivò a una terza edizione, in 37.664 copie. Anche sulla Notice i particolari circa le apparizioni furono omessi: precauzione necessaria affinché Roma non intendesse che si volesse dar rilievo a fatti di carattere superstizioso (Laurentin, 1980).
                      Sarebbe stata la Madonna a dire: «Fa' coniare una medaglia su questo modello; le persone che la porteranno con fiducia e che con devozione reciteranno questa breve preghiera, godranno d'una protezione speciale della Madre di Dio». Maria avrebbe inoltre chiarito il senso ultimo della richiesta con queste parole, che la veggente riportò in forma autografa: «Io spando [queste grazie] su coloro che me le domandano [ha inteso Caterina. Lei mi ha fatto] comprendere quant'è piacevole pregare la Santa Vergine e quanto ella è stata generosa con coloro che la pregano. Che grazie ella concede a coloro che gliele domandano, e quale gioia prova nell'accordarle». Sia nella seconda, che nella terza e ultima apparizione (dicembre 1830, data non specificata), la Madonna avrebbe aggiunto: «Questi raggi simboleggiano le grazie che la Santa Vergine ottiene per coloro che gliele domandano» (Laurentin, 1980). Da qui la seguente considerazione: «La medaglia è una miniatura [...] In uno spazio molto piccolo, in modo minuscolo, con un minimo di simboli, essa riassume in tutto la mariologia. In essa si potrebbe trovare una microapocalisse, ossia un insegnamento globale della Chiesa sulla madre del Cristo, proposto per immagine e allegoria» (Guitton, 1997).

                      La Beata Vergine Maria della Medaglia Miracolosa dal 1894 si festeggia, al termine d'una novena, il 27 novembre alle ore 17, ovvero, come recita la supplica «proprio nel giorno ed ora benedetta, da te prescelta per la manifestazione della tua Medaglia» (Chierotti, 1979). La novena perpetua di norma si tiene ogni sabato, o almeno al 27 di ogni mese, con la recita integrale del rosario: tre corone, almeno fino all'introduzione dei misteri luminosi, voluti da Giovanni Paolo II nel 2002, poiché i 15 misteri gaudiosi, dolorosi e gloriosi corrisponderebbero ai 15 anelli che la Madonna portava durante l'apparizione a suor Labouré 1997).http://it.wikipedia.org/wiki/Medaglia_miracolosa

                      Questa e' la storia della medaglia. Se poi qualcuno ci lucra sopra, sono altri discorsi. Importante e' non gettare via tutto. come per Lourdes, scandalizzarsi delle bancarelle e' lecito, non rigettare , tout-court, il dirompente messaggio mariano.
                      amate i vostri nemici

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                      • Ciccione pelato
                        Banned
                        • 15/01/10
                        • 2637

                        #176
                        Originariamente Scritto da conogelato Visualizza Messaggio
                        la medaglia avrebbe dato luogo a parecchie, inspiegabili guarigioni.
                        si, anche dei sassolini venduti dalle varie vanna marchi si dice questo.

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                        • conogelato
                          Candle in the wind

                          • 17/07/06
                          • 66028

                          #177
                          Ognuno rimane libero di credere o di farsi una risata, Theodore. No problem.
                          amate i vostri nemici

                          Comment

                          • Ciccione pelato
                            Banned
                            • 15/01/10
                            • 2637

                            #178
                            Originariamente Scritto da conogelato Visualizza Messaggio
                            Ognuno rimane libero di credere o di farsi una risata, Theodore. No problem.
                            cono se uno crede io lo rispetto, ma credere

                            Comment

                            • conogelato
                              Candle in the wind

                              • 17/07/06
                              • 66028

                              #179
                              [QUOTE=Theodore Bagwell;1220012]cono se uno crede io lo rispetto, ma credere
                              amate i vostri nemici

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                              • Il gatto
                                Opinionista
                                • 21/11/09
                                • 12721

                                #180
                                Mica ho fatto il male, non l'ho solo separato del bene, quindi sono assolto e mi sono attenuto al necessario da fare, producendo vittime collaterali, necessarie a che anche il bene, valutato nei miei criteri, avvenisse.
                                Anche se mischiato col Male, con la debolezza umana....
                                Della serie il bene
                                Last edited by Il gatto; 28-07-2010, 17:26.

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